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Le Discussioni

Il PD perno dell’alternativa

Intervista a Pier Luigi Bersani de “la Repubblica”

“Il centrosinistra non basta ma il premier stavolta tocca al PD rappresentino anche i moderati”. Bersani: Casini scelga tra noi e il polo regressivo

 «Il candidato premier tocca a noi. Il Pd vuole allargarsi e aprirsi, il centrosinistra non è sufficiente per governare. Noi puntiamo a un patto di legislatura più ampio. Ma la guida la proporrà il Partito democratico». Preoccupato perla situazione italiana, triste per la morte di Cevenini. Ma Pier Luigi Bersani, dopo il voto amministrativo, vede il traguardo. Con tutta la consapevolezza di un sistema quasi al collasso.

 C’è veramente da festeggiare se il Pd tiene ma non cresce?

«Non mi riconosco nelle analisi che leggo e sento in questi giorni. Quando si parla di amministrative si contano quanti comuni uno vince e quanti ne perde e i raffronti si fanno con le precedenti comunali. Il Pd ottiene una vittoria nettissima al primo turno e si presenta in vantaggio per il secondo». Leggi »

Il cambiamento è adesso. Ora o mai più.

Alla festa in Piazza della Bastiglia per la vittoria di François Hollande alle elezioni presidenziali francesi, c’erano le bandiere dei paesi di tutto il mondo. L’affermazione dei socialisti in Francia, con un programma di sinistra, rappresenta una speranza per tutta l’Europa e la possibile fine delle assurde politiche di austerità imposte dalla destra. Le elezioni amministrative italiane consegnano d’altra parte un discreto risultato del PD in mezzo alle macerie del sistema politico e a una paurosa astensione dal voto, dunque una crisi profonda della democrazia italiana. Possiamo rallegrarci del crollo della destra, la riduzione a ectoplasma del PDL, ma questo vuoto prima o poi sarà riempito. Nel territorio forlivese, i candidati del PD vincono contro centrodestra e Lega: complimenti e auguri di buon lavoro a Zelli e Pieraccini, e un grazie anche all’ottimo lavoro del Partito e del Segretario territoriale Di Maio. A questo punto, dopo le vittorie a Castrocaro e Dovadola, solo Meldola resta in mano al centrodestra. Ma la partita è ancora lunga e non sarà affatto facile vincerla: soprattutto perchè la Valle del Bidente è virtualmente già perduta nel 2009, visto che a S.Sofia, Galeata e Civitella il centrosinistra ha prevalso di pochissimo e grazie alle divisioni interne della destra. Allora la Lega avanzava, oggi, travolta dagli scandali che colpiscono anche il leader locale Pini, tutto questo è cambiato: la destra è certo in crisi e deflusso, ma non c’è da entusiasmarsi, troveranno la loro classica “soluzione straordinaria”. E non dimentichiamo che la destra, come insieme di passioni e interessi politici, a Meldola è rappresentata da un sindaco perbene come Zattini, una faccia pulita che però ha dimostrato in questi tre anni grandi limiti nella capacità di governare la città e prendere decisioni, circondandosi di collaboratori, gruppi e persone non certo propensi a fare politica in modo disinteressato e non esattamente popolari tra la maggioranza dei meldolesi: fu lo stesso coordinatore PDL Nervegna a denunciare i conflitti di interesse presenti nell’Amministrazione Zattini, che pure sosteneva e sostiene. Non ha mai smentito le sue affermazioni.

Sta quindi a noi democratici e alla sinistra meldolese convincere i cittadini che c’è un’alternativa e occorre un cambiamento. Leggi »

Il PD deve dare il buon esempio

Le proposte del Partito Democratico sul finanziamento dei partiti

1. Da subito finanziamenti dimezzati;

2. Dal 2013 tetto di finanziamenti dimezzato e diviso in due componenti: un rimborso da ripartire in base ai voti validi e un contributo in proporzione all’autofinanziamento di ciascun partito(con incentivazione fiscale delle piccole donazioni e regime paritario tra partiti e onlus);

3. Accesso ai finanziamenti solo per i partiti che accettano democrazia interna (in attuazione dell’art. 49 Cost.), controlli rigorosi, e eleggono rappresentanti;

4. drastica riduzione dei limiti di spesa per le campagne elettorali.

In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile ridare un senso etico alla politica, far capire che solo la buona politica può far uscire il paese dal pantano.  I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare l’esempio, tirando la cinghia e avviando un rinnovamento e un rafforzamento delle regole interne, per riavviare il cammino della democrazia.

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Verso una società del risparmio, del riciclo e del recupero.

Il Partito democratico di Meldola considera prioritario promuovere un nuovo modello di sviluppo sostenibile, fondato sulla centralità dell’ecologia, della solidarietà, del lavoro umano, della salute. Riteniamo necessario, in questo momento di grave recessione economica, prendere decisioni politiche, amministrative e culturali chiare, coinvolgendo i cittadini e le organizzazioni sociali in azioni e progetti innovativi. Noi democratici sosteniamo il passaggio da una società del consumo e dello smaltimento a una società del risparmio, del riciclo e del recupero, in cui l’interesse alla salute e alla tutela dell’ambiente è legato alla nascita di un sistema economico alternativo.

Tra le varie questioni importanti da affrontare (biodelizia e nuova urbanistica ecologica, energie rinnovabili, politiche ambientali), c’è anche il tema dei “rifiuti”: nella nostra visione della città, i rifiuti dovranno essere considerati non più solo “immondizia” da smaltire in discarica o tramite inceneritore, ma una risorsa da differenziare, recuperare e riciclare, adeguandosi agli obiettivi fissati dalle direttive europee e dalle leggi nazionali. Partendo da queste premesse, e tenendo conto della normativa europea e italiana in materia di raccolta differenziata (65% entro il 2012), di riciclo e recupero dei rifiuti (entro il 2020 dovrà essere il 50%), e considerate le scelte già attuate da numerosi Comuni della nostra zona (tra cui Forlì, Forlimpopoli, Bertinoro, Galeata), il Partito democratico di Meldola ritiene necessario sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Comune di Forlì, che introduce alcuni elementi essenziali per realizzare una società del riciclo, del recupero e del riuso, e cioè un nuovo meccanismo di fiscalità ambientale che garantisce il principio che “chi più inquina più paga”, con una tassazione speciale sui conferimenti in discarica e sull’incenerimento, per costituire in questo modo un gettito fiscale che finanzi sia contributi alle amministrazioni virtuose nella raccolta differenziata e nella riduzione dei rifiuti, sia progetti di riconversione dei sistemi di raccolta e di costruzione di impianti di riciclo e recupero.

Ridurre la produzione di rifiuti, fissare obiettivi elevati di riciclaggio e disincentivare l’interesse delle aziende che gestiscono il ciclo rifiuti nel business degli smaltimenti, sono obiettivi a cui dovranno corrispondere scelte politiche chiare da parte del Comune di Meldola: dalla promozione di tutte le possibili azioni rivolte a riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti, allo sviluppo della filiera impiantistica legata al riuso e al riciclaggio dei beni e delle materie provenienti dai rifiuti, al recupero diverso dal riciclaggio (ad es. recupero energetico ad alto rendimento o recupero di materia ai fini di riempimento), fino all’annosa questione del sistema di raccolta dei rifiuti.
Meldola è infatti probabilmente l’unico paese del territorio a svolgere la raccolta porta a porta dei rifiuti in centro storico senza differenziarli. Si tratta di un retaggio del passato che deve essere superato, poiché oltre a essere anacronistico e dispendioso, è moralmente ed ecologicamente sbagliato. Il rinnovamento del sistema di raccolta dei rifiuti dovrà essere realizzato sull’intero territorio comunale, con riguardo alla conformazione e alle esigenze del centro urbano, delle frazioni e delle zone di campagna e collina, favorendo la riconversione del sistema di raccolta verso la raccolta domiciliare, porta a porta, finalizzata al recupero di materia. Il metodo di raccolta porta a porta è stato già adottato con successo a Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro, e può condurre in tempi rapidi a un elevato tasso di differenziazione dei rifiuti, responsabilizzando attivamente i cittadini.

Il futuro di Meldola e il suo sviluppo passano anche da qui.
Per questo, il PD ha proposto un ordine del giorno in Consiglio Comunale, presentato e sostenuto dal gruppo di minoranza “Insieme per Meldola”, che rappresenta l’intero centrosinistra meldolese, e che sarà discusso nella seduta del 26 aprile.

La nostra è una proposta “per” e non “contro”. Ci auguriamo una discussione serena e senza pregiudizi, e la massima convergenza politica, per risolvere i problemi concreti della città e lavorare nell’interesse di tutti.

PARTITO DEMOCRATICO - UNIONE COMUNALE DI MELDOLA

Meldola, 23 aprile 2012

Perchè lo stato deve finanziare i partiti

di Nadia Urbinati, da Repubblica, 19 aprile 2012

La corruzione dei partiti, soprattutto quando sembra un fiume in piena che si ingrossa giorno dopo giorno, ha effetti devastanti. Non soltanto, come è ovvio, sulla stabilità dell’ordine democratico e la credibilità delle sue istituzioni. Ma anche sulla mentalità politica generale. Poiché induce i cittadini a pensare che se lo Stato mettesse i partiti a pane e acqua questi non avrebbero più i mezzi sufficienti per essere disonesti. Togliere il finanziamento pubblico ai partiti può apparire come la ricetta vincente per costringere all’onestà secondo il detto popolare che l’occasione fa l’uomo ladro. Sull’onda degli scandali giudiziari e in un tempo come questo in cui il governo e il Parlamento impongono ai cittadini enormi sacrifici, questa tesi si fa via via più convincente. Ma c’è da dubitare che sia la via migliore per impedire la corruzione. Basta ripercorrere brevemente la storia del finanziamento pubblico ai partiti per rendersene conto.

La legge sul finanziamento pubblico dei partiti, introdotta nel 1974 per sostenere le strutture dei partiti presenti in Parlamento, fu voluta e approvata sull’onda di scandali. Attraverso il sostentamento diretto dello Stato, si disse, i partiti non avrebbero avuto bisogno di collusione con i grandi interessi economici. Ma si trattò di una pia illusione perché gli scandali non si fermarono come mostrano le vicende Lockheed e Sindona. Evidentemente, la ragione della corruzione non sta nella sorgente del finanziamento. Che sia pubblicoo privato, la corruzione resta. Quindi, pensare di rendere virtuosi i politici facendoli questuanti di soldi privati è illusorio. Non solo non vale a togliere la piaga della corruzione, ma ne produrrebbe una peggiore. Aggiungerebbe alla corruzione classica, quella cioè dello scambio - favori politici in cambio di denaro- un’altra cheè ancora più devastante per la democrazia: la diseguaglianza politica. Infatti, lasciando che siano i privati a finanziare i partiti si darebbe alle differenze economiche la diretta possibilità di tradursi in differenze di potere di influenza politica. Quindi alla corruzione della legalità si aggiungerebbe la corruzione della legittimità democratica. È questa la ragione per la quale il modello statunitense è pessimo.

In questi giorni di malaffare dilagante, che tocca addirittura il partito che si è consolidato gridando agli scandali altrui, si sente proporre il modello americano, magari corretto. Contro quel modello da anni si battono giuristi, opinionisti e teorici politici americani (da John Rawls a Ronald Dworkin tanto per menzionare i nomi più prestigiosi). Gli Stati Uniti sono la prova evidente di quanto sbagliato sia per la democrazia avere partiti privatizzati. Per un democratico, proteggere le istituzioni politiche dalla corruzione significa proteggere l’eguaglianza politica dall’infiltrazione della diseguaglianza economica. Leggi »

Dimezziamo il finanziamento pubblico da subito

Lettera di Bersani agli iscritti del PD in occasione della festa di Liberazione del 25 aprile 2012 con le proposte per l’immediato dimezzamento dei finanziamenti pubblici ai partiti

Care iscritte, cari iscritti,

il 25 aprile noi italiani ricordiamo la liberazione dal nazifascismo e la resistenza di quanti lottarono anche a costo della vita per la libertà e la democrazia nel nostro paese. Se oggi noi viviamo in un mondo migliore lo dobbiamo anche a loro. Per queste ragioni, la celebrazione del 25 aprile per noi democratici non è un semplice rito, ma il momento in cui ciascuno rinnova l’impegno personale e collettivo per la difesa e lo sviluppo della democrazia in Italia e in Europa.

La ricorrenza del 2012 si presenta da questo punto di vista ancora più significativa. Fin dall’inizio il Partito democratico ha avuto l’ambizione di essere il partito della liberazione, della Costituzione e della ricostruzione civile e democratica dell’Italia. Abbiamo passato anni terribili. Il populismo ha governato il paese, portando l’Italia sull’orlo del burrone. Noi abbiamo lottato contro questa deriva, chiamando tutti alla riscossa civile, per riportare l’Italia nell’alveo del modello europeo. A lungo siamo stati soli. Gran parte della classe dirigente sosteneva Berlusconi e il suo populismo e chiudeva gli occhi di fronte alla realtà. Alla fine i frutti dell’impegno del Pd sono arrivati, come dimostrano i risultati delle amministrative e dei referendum del 2011, la caduta del governo Berlusconi.

A un passo da una crisi devastante abbiamo ottenuto l’uscita da palazzo Chigi di Silvio Berlusconi.Il Pd si è impegnato, per la salvezza dell’Italia, al sostegno del governo guidato da Mario Monti. Il compito di un grande partito popolare e nazionale è di pensare prima all’Italia e poi ai suoi interessi. L’eredità lasciata dal centrodestra è tuttavia pesante e il senatore Monti ha dovuto prendere provvedimenti impopolari. Non tutte le misure che sono state varate l’avremmo predisposte noi. Abbiamo avanzato le nostre proposte e ottenuto anche alcuni importanti miglioramenti (dal prelievo sugli esportatori di capitale che hanno sfruttato il condono di Tremonti alla lotta contro l’evasione, alla difesa dell’articolo 18, fino alla battaglia per il futuro degli esodati). Ma non dimentichiamo e non permettiamo che si dimentichi che Monti è venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi. Leggi »